Le lingue cinesi sono un ramo primario della famiglia linguistica sino-tibetana, eppure sono così diverse che parlando quasi non ci si capisce. Accanto al cinese standard, che deriva dal mandarino, la più grande lingua sinitica (cinese), esistono altre nove lingue cinesi chiamate "dialetti" (mandarino, jin, wu, dialetto hui, xiang, gan, hakka, yue (cantonese), pinghua e min). Le differenze tra questi "dialetti" sono però in parte così grandi che potrebbero essere definiti anche lingue autonome.
Per comunicare tra regioni diverse in Cina si usa per lo più il cinese standard (mandarino) e, a livello regionale, anche il cantonese. Sono anche le due lingue che (in questo caso in modo un po' impreciso) si trovano come varietà sotto "cinese" nel nostro database di speaker.
Ma anche se chi parla le diverse lingue cinesi in gran parte non riesce a capirsi a voce, per iscritto invece si capisce: anche se un termine si pronuncia in modo completamente diverso, per lo più in tutti i dialetti esiste lo stesso carattere. Così, per esempio, la parola "mano" si pronuncia "shǒu" in cinese standard e "sa:u˧˥" in cantonese, ma in entrambe le lingue si scrive 手. Senza questa cosiddetta scrittura logografica (semplificando, ogni carattere rappresenta un concetto) le parole delle diverse lingue cinesi verrebbero scritte in modo diverso, secondo il suono, come avviene per esempio nelle lingue con l'alfabeto latino. D'altra parte questo sistema significa naturalmente anche che chi legge le lingue cinesi deve imparare almeno 4000–5000 caratteri per poter leggere testi di contenuto diverso. Per un giornale bastano già circa 2000 caratteri. In tutto, però, esistono oltre 100.000 caratteri.
Le lingue cinesi sono lingue cosiddette tonali. Il numero dei toni è cambiato nel corso della storia ed è ancora oggi diverso. Il cinese standard, per esempio, ha quattro toni: il primo tono si pronuncia alto e costante, il secondo ascendente, il terzo prima discendente e poi ascendente, il quarto fortemente discendente. Così il morfema "ma", a seconda del tono, può significare "madre", "canapa", "cavallo" o "sgridare". Questi termini hanno quattro caratteri diversi, che però rappresentano tutti il morfema "ma". Poiché il significato può cambiare molto a seconda del tono, padroneggiare i toni è molto importante. Chi vorrebbe mai vedere la reazione di sua madre dopo averla chiamata cavallo?
Storicamente è difficile studiare la diffusione originaria della lingua cinese. Le lingue degli stati vicini alla Cina antica sono quasi sconosciute. Ma già diversi secoli prima di Cristo si trovano indizi della suddivisione della lingua cinese in dialetti.
Dalla riforma della scrittura del 1958 nella Repubblica popolare cinese si usano caratteri semplificati (simplified), mentre a Hong Kong e Taiwan si usano ancora i caratteri tradizionali. Anche altre lingue, come ad esempio il giapponese, usavano originariamente i caratteri cinesi. In Giappone, però, già nel 1946 furono introdotte forme di caratteri proprie e semplificate.
In generale si può dire che il concetto delle lingue cinesi si differenzia molto da quello di altre lingue. In linguistica, infatti, una parentela con altre lingue al di fuori della famiglia tibeto-birmana in generale non è riconosciuta. Il nostro articolo può quindi offrire solo un piccolo sguardo, linguisticamente semplificato, su queste lingue affascinanti.
Fatti sulle lingue cinesi:
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