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Piccolo lessico delle lingue

Il piccolo lessico delle lingue: la lingua italiana

Il piccolo lessico delle lingue: la lingua italiana
Dall'Impero romano alle opere di Giovanni Boccaccio, Pietro Bembo e Alessandro Manzoni fino all'«italiano del Duemila»: nella nostra serie «Il piccolo lessico delle lingue» oggi ti offriamo una breve panoramica della lingua italiana.

In quanto lingua romanza, l'italiano deriva dal latino. Dopo il crollo dell'Impero romano, il latino mantenne inizialmente la sua importanza come lingua dell'amministrazione e della Chiesa. Già all'epoca dell'Impero, però, si era sviluppata una variante parlata del latino, il cosiddetto latino volgare, da cui con il tempo nacquero le singole lingue romanze.

Dal IX secolo si diffuse l' italoromanzo antico, prima fase dello sviluppo della lingua italiana. Questa fase iniziale è caratterizzata soprattutto dalla diffusione di testi italoromanzi provenienti da diverse regioni.

Dal 1275 seguì l'italiano antico. Questa seconda fase si distingue soprattutto per la presenza di testi in toscano antico. Fu proprio in Toscana che nacquero le prime grandi opere letterarie: decisive sono soprattutto quelle degli scrittori italiani Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. La fine di questa seconda fase è segnata dalla morte di Boccaccio nel 1375. Boccaccio è considerato il fondatore della tradizione narrativa in prosa in Europa.

Nella fase successiva dello sviluppo della lingua italiana ci fu un periodo di transizione dall'italiano antico all'italiano moderno. Questa fase arriva fino alla pubblicazione del trattato di teoria linguistica «Prose della volgar lingua» dello scrittore italiano Pietro Bembo.

Il periodo tra il 1525 e il 1840 è attribuito all'italiano moderno. In quest'epoca il fiorentino del Trecento diventa la lingua letteraria di tutta Italia. Il romanzo storico «I promessi sposi» di Alessandro Manzoni segna la fine di questa fase. Manzoni scrisse la sua opera nel toscano dei fiorentini colti (fiorentino moderno). Quest'opera fu quindi decisiva per la formazione di una lingua letteraria italiana unitaria ed è paragonabile, per importanza linguistica, alla traduzione della Bibbia di Martin Lutero.

L'ultima fase dello sviluppo della lingua italiana, che non è ancora considerata conclusa, viene chiamata «italiano del Duemila».

Tipica dell'Italia è la cosiddetta diglossia, il bilinguismo di un'intera società. L'italiano standard si usa solo nella lingua scritta e nelle situazioni formali; nella comunicazione orale si usa il dialetto regionale. Con una maggiore mobilità e la diffusione della lingua attraverso i mass media, indipendente dal luogo, negli ultimi decenni sono però nate diverse varietà dell'italiano che non si possono più ricondurre solo alla lingua standard, il fiorentino. Questa dinamica genera spesso incertezza, perché in parte mancano norme uniformi.

I diversi dialetti parlati in Italia sono in parte piuttosto diversi tra loro. Hanno in comune il fatto di derivare tutti dal latino parlato, e potrebbero quindi essere definiti anche dialetti latini. Si distinguono a grandi linee dialetti settentrionali, centrali e meridionali. In seguito allo sviluppo linguistico già descritto, il toscano o fiorentino è considerato sinonimo della lingua standard. Solo il sardo (Sardegna), il ladino (diverse valli alpine dell'Italia settentrionale) e il friulano (Friuli/Udine) sono ormai riconosciuti come lingue autonome.

 

Fatti sulla lingua italiana:

  • Diffusione: Italia, Svizzera, San Marino, Città del Vaticano, Somalia, Slovenia, Croazia
  • Lingua ufficiale in: Italia, Svizzera, San Marino, Città del Vaticano, Sovrano Militare Ordine di Malta, Unione europea
  • Parlanti: circa 65 milioni (madrelingua), circa 10 milioni come seconda lingua
  • Codici linguistici: it (ISO 639-1), ita(ISO 639-2), ita (ISO 639-3)
  • Classificazione linguistica: lingue indoeuropee – lingue italiche – lingue romanze – lingue italoromanze – italiano



Foto: eyetronic - Adobe Stock

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